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GALLERIA SORRENTI
 25 1983 2008
Piazza Giovanetti, 4/a - 28100 NOVARA
PER INFORMAZIONI
tel. 0321.625168 - 347.4153023
www.galleriasorrenti.com - info@galleriasorrenti.com
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I nostri artisti in permanenza
Dal 10 maggio al 14 giugno 2008
Dal martedì al sabato 11.00 /12.30 -17.00 /20.00
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Le vostre occasioni
Tullio Pericoli
paesaggi
LE PRINCIPALI ESPOSIZIONI della Galleria

1983 “Contemporanea I”
1984 Giulio Turcato
1984 Mario Schifano
1984 Enrico Paulucci
1985 “Da Baj a Birolli - da Dorazio a Dova”
1985 Bruna Aprea
1985 Attilio Forgioli
1985 Franco Rognoni
1986 Gianfranco Asveri
1986 Giuseppe Banchieri
1986 Antonio Calderara
1886 Romano Campagnoli
1986 Attilio Forgioli
1986 Giancarlo Ossola
1986 Attilio Rossi
1986 Incontri a colori - Orta S.Giulio Villa Crespi - NO
1987 Gianfranco Asveri
1987 Sergio Bonfantini
1987 Giancarlo Ossola
1987 Achille Pace
1988 Expoarte, Fiera del Levante
1988 Bruno Ceccobelli “Ex Voto”
1988 Mauro Chessa
1988 Tano Festa
1988 Franco Rasma
1988 Mario Schifano
1989 Gianfranfranco Asveri
1989 Giuseppe Ajmone
1989 Bruno Cassinari
1989 Costantino Peroni “Sculture”
1989 Arnaldo Pomodoro
1989 “Internazionale d’Arte Contemporanea” - Milano
1990 Arte Sacra - Palazzo dei Vescovi di Novara
1990 Guy Harloff
1990 Enrico Luzzi
1991 “Immagine non-negata”: T. Massimi, G.Notargiacomo, M. Pellegrin, U. Fadhil
1991 Bruno Ceccobelli “Ex Volo”
1991 Giancarlo Ossola
1991 Santagata, Cappello, Karl Hartwig Kaltner
1992 “Nuovo Futurismo”: Abate, Brevi, Innocente, Lodola, Luraschi, Plumcake.
1992 Silvano Moggia
1993 Dario Brevi
1993 Guy Harloff
1993 Enrico Luzzi
1993 Cristiano Parini
1994 “Percorsi”- Maestri del Novecento
1994 Gastone Biggi
1994 Pasquale Prencipe
1995 B.Ceccobelli ”Api pie ‘88”
1995 Pasquale Prencipe
1996 Giovanni Pedullà
1997 “1° REGGIOINARTE” (RE)
1997 Agostino Ferrari
1998 Luigi Parzini- Fiera di Parma
1999 Brazzani, Carena, Rasma
2000 Artisti della galleria
2001 Giovanni Sesia
2001 Andersen, Mastrangelo, Pedullà
2002 Giancarlo Cazzaniga
2002 Mario Schifano “Carte anni ‘70”
2003 Cristiano Parini
2004 Dario Brevi
2004 Giovanni Sesia
2004 Plumcake
2004 Remida
2004 Paulucci
2005 Harloff  “Icone simboliche”
2006 Parini
2007 Remida
2007 Dario Brevi “Anche l’occhio vuole la sua parte”
2008 Bruno Ceccobelli “Unplugged from NY”
2008 Tullio Pericoli “Paesaggi”

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Strade interrotte
Tullio Pericoli

Il testo che segue è la parte conclusiva di una conversazione tenuta da Tullio Pericoli il 9 marzo2007 alla Scuola Normale Superiore di Pisa per I Venerdì del Direttore.

 [...] Il tratto di strada che sto percorrendo adesso, il ciclo nel quale sono impegnato, l ’ennesima svolta di un percorso che mi fa andare avanti, o di lato, o indietro, chiss à, è una ricerca su certi dipinti di    paesaggio. In realtà si tratta per me di un ritorno a un tema che non ho mai abbandonato, che ho trattato in periodi diversi, ora in forma di  racconto ora in modo più astratto.
           In occasioni passate, alla maniera dei maestri antichi, ho dipinto paesaggi alle spalle dei personaggi di cui facevo il ritratto. Ci sono poi stati anni, i primissimi, in cui ero impegnato in un ciclo di dipinti che chiamavo “geologie”. Erano sezioni di paesaggio in cui, più che alla superfìcie, ero interessato alle sue stratificazioni più profonde, al mistero che sta sotto la pellicola della terra.
            Di quelle geologie qualcosa è riemerso in questi ultimi quadri, e nei paesaggi di oggi, anche se si chiamano ancora “Coltivazioni”, “Vedute”, “Pianure”, il riferimento alla natura che ne ha occasionati i titoli è piuttosto lontano. Sono opere meno letterali di quelle di una volta, più nutrite di segni e di materia, nelle quali inseguo una sinistra vitalità con inquietudine e impazienza.
            C’è una frase che ho incontrato in un testo di Pessoa che ritorna con insistenza alla mia memoria. E che spiega parte del mio disadattamento. Ha scritto Pessoa: “La natura è parti senza un tutto.” Mi chiedo, i quadri che sto dipingendo sono parti senza un tutto?   E   il    paesaggio è composto di parti senza un tutto? È stato qualche volta parte di un tutto? In che momento si è separato? E se è così, dov’è il punto di inizio della separazione, e quando è avvenuto il primo tratto? Ma che cos’è questo tutto che non c’è e che ci manca o forse mi manca?
    Perché cerchiamo un tutto? Sono domande antiche, certo, che tuttavia, davanti a un quadro finito, continuano ad affiorare.
        Un quadro separa una parte dal tutto. Ogni quadro delimita qualcosa da qualcosa d ’altro. Vuol dire allora che il tutto gli è attorno, che lo circonda su tutti e quattro i lati; è la parte che non si vede, che non c’è, ma che aspetta di esserci. Quindi per ogni quadro fatto ci sono altri quattro quadri ancora da fare, uno per ogni lato della tela. E per ogni quadro di ogni lato, altri quattro quadri per quanti sono i lati.      E così via, moltipllcandosi. Sento che  non potrò smettere mai  di  dipingere.
        Il lavoro del’artista assomiglia molto a quello di chi, davanti a una porta, dopo molti tentativi, trova finalmente la chiave giusta per aprirla e andare di l à. Ma poi trova ancora un altra porta che finalmente apre, e poi una terza, e cosi a poco a poco si accorge che le porte da aprire sono infinite. Cos ì avviene nella pittura.
        Credo che dietro la ricerca dell’artista ci sia il tentativo ingenuo, addirittura infantile, di scoprire cosa c’è alla fine di tutte quelle porte sapendo però molto bene che le porte non finiranno. Ogni volta che trova una nuova chiave è come si trovasse alla presenza di un segreto,
come se fosse vicino a una grande scoperta, ad un incremento della conoscenza, e sente sempre pi ù di appartenere lui stesso a quella lunga sequenza di porte che è la natura. Ha la bella sensazione di sentirsi accettato a far parte di quel processo, solo apparentemente senza senso, e quindi si sente integrato fino a credersi parte di quella natura in cui è nato, vive e morirà. E’ un gioco esaltante e senza fine.
        Ma è un gioco che, ritornato al mondo reale, sempre più rivela all’artista il proprio disadattamento, la propria inadeguatezza.  Una   inadeguatezza che si avverte ancora di più se si lavora in solitudine, se non si fa parte di un gruppo o di una corrente, se non si partecipa alle
ultimissime tendenze dell’arte. Un disadattamento che vuoi dire anche trovare da soli gli strumenti della propria ricerca, della propria espressione e ossessione. Senza mai tradirla e senza mai peccare di insincerit à.
        Io, dentro il mio dipingere, metto il piacere di trasformare in pittura la bellezza del mondo usando i graffi del disegno come antiche cicatrici di un volto, i solchi del pennello, la sapienza dell ’impaginazione, la capacità di leggere con gli occhi le stratificazioni e le relazioni
presenti nella natura, con l’inquietudine di chi sa che tutta quella somma di esperienze che è alle sue spalle non è stato un cammino verso il tutto, ma un continuo accumulo di parti, di parti che non hanno un tutto. E quando rivendico una coerenza, nelle varie stazioni di un percorso apparentemente intessuto di andirivieni, è una coerenza fatta di disadattamento, di lotta contro i limiti, contro la scarsa espressivit à oggi di “un’arte estranea all’arte”.
        In questo percorso mi sembra, ricordando la lezione del vecchio Hokusai, di non aver fatto altro finora, che allenarmi, prepararmi, iscrivermi a corsi, a scuole serali, a facolt à universitario. Ricordo un sogno da ragazzo in cui mi dicevo: “Sarai un pittore quando tenendo in
mano un grande pennello, saprai disporvi sopra i colori in modo tale da poter compiere l ’opera che hai in mente con un unico gesto”. Questa sintesi estrema spero prima o poi di raggiungerla.